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"Speriamo di tornare alla normalità senza mascherine dal marzo 2022, ma non è certo..."

di Redazione Perugia24.net
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“La persona vaccinata contro il Covid può certamente infettarsi e non manifestarlo. Ci sono già dati che dimostrano la vaccinazione in realtà non impedisce l’infezione, riduce di molto la possibilità. Quindi la persona si può infettare ma quello che abbiamo visto è che le malattie sono eccezionali e rare, quindi il più delle volte si infetta in maniera del tutto asintomatica. In questi casi la malattia decorre in maniera non grave. Abbiamo avuto, ad esempio, due persone ricoverate nonostante fossero vaccinate, con una manifestazione che richiedeva il ricovero. Uno di loro, 85 anni, se non fosse stato vaccinato sarebbe andato incontro al decesso e invece è guarito”. A parlare ai microfoni dell’agenzia Dire è Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana malattie infettive (Simit) e professore ordinario di Malattie infettive della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’università di Roma Tor Vergata. "Non si sa se ci si infetta da vaccinati e se si può anche essere contagiosi e probabilmente sì ma per periodi di tempo meno prolungati rispetto ai soggetti non vaccinati e si è anche meno contagiosi, perché la risposta anticorpale generata grazie al vaccino è in grado di ridurre sia i tempi di eliminazione che la carica virale. Quindi le persone normalmente hanno un carica virale ridotta rispetto ai non vaccinati”. “Non possiamo escludere in maniera assoluta - precisa l’esperto - che la possibilità di contagiare possa sussistere, ad esempio, all’interno di un autobus. Riteniamo sia comunque un evento non frequente ma, ripeto, non si può escludere”. “Il soggetto infetto che sia a conoscenza della propria positività nonostante sia vaccinato- conclude Andreoni- deve essere ugualmente sottoposto a quarantena, esattamente come un soggetto non vaccinato. Quindi il vaccino non elimina le regole precedenti, perché i soggetti positivi al tampone devono essere considerati come persone potenzialmente contagiose.

“È difficile prevedere quando si potrà tornare alla normalità abbandonando la mascherine, ma penso e spero che già nel 2022 potremo avere un ritorno alla normalità senza mascherina, sapendo però che siamo a rischio di momenti in cui il virus circolerà di più. Se la campagna vaccinale proseguirà in maniera spedita, se riusciremo a passare un’estate in tranquillità e in autunno non ci sarà una ripresa del virus, allora è probabile che a primavera del 2022 potremmo uscire da questo incubo. Ma se le vaccinazioni non procederanno, se l’autunno porterà un’ennesima ondata, allora purtroppo il 2022 sarà nuovamente un periodo di lotta e di guerra”.

“Al momento speriamo che la normalità possa essere una ‘normalità vera’– aggiunge l’esperto- ma per questo ci vorrà molto tempo, perché il virus continuerà a circolare e sarà ormai adattato all’uomo, sarà quindi un virus che circolerà periodicamente tra di noi”, spiega Andreoni. “Torneremo a vivere normalmente senza mascherina e senza distanziamento- sottolinea- ma laddove ci fosse una ripresa di circolazione del virus trasmissibile per via respiratoria, come può essere l’influenzale o il covid-19, dovremo inevitabilmente tornare ad utilizzarla. Ricordo, tra l’altro, che proprio la mascherina ha avuto un ruolo fondamentale nell’annullare completamente la circolazione dell’influenza, unita ad una fortissima campagna per il vaccino antinfluenzale che ha raggiunto percentuali di adesioni altissime, mai toccate negli anni passati”.

“Quello che dovremo imparare a fare- aggiunge Andreoni- é rispettare alcune precauzioni, in generale le stesse che dovremo mantenere, ad esempio, anche quando arriverà il periodo della circolazione dell’influenza. L’uso della mascherina è una buona abitudine che non dovremmo perdere, quando, ad esempio, siamo influenzati o siamo raffreddati. È un fatto che riduce la circolazione dei virus e questo dovrebbe rappresentare la normalità”.

“La sudafricana è una variante del covid che, come quella brasiliana, è sensibile al vaccino, anche se lo è meno rispetto alle varianti precedenti. Quindi, sotto certi aspetti, questo ci tranquillizza perché la cosa che temiamo maggiormente sono proprio le varianti non sensibili al vaccino”, dichiara Andreoni.

“Ci dobbiamo preoccupare nei termini in cui le varianti si formano e girano. Quindi- prosegue l’esperto- dobbiamo cercare di ridurne al massimo la circolazione. L’arrivo di quella sudafricana testimonia che le varianti che si formano in una parte del mondo arrivano inevitabilmente ovunque. Questa capacità di bloccare le varianti, lì dove si sono generate, è dunque più ipotetica che reale, come testimonia, ad esempio, la variante indiana”.

“Il nostro sforzo deve essere quello di cercare il più possibile di non far emergere nuove varianti– aggiunge- e le varianti si generano se il virus continua a circolare. Il virus più circola più ha probabilità di mutarsi e di formare nuove varianti”. “Speriamo davvero- auspica Andreoni- che non si venga a generare una variante ‘immune escape’, quindi resistente al vaccino, perché questo vorrebbe dire aver annullato tutto il lavoro fatto fino a oggi”.

“Credo che la scelta dell’Unione europea di non rinnovare il contratto per la fornitura di vaccini con AstraZeneca sia un gravissimo errore. Ritengo che questa decisione non possa fare altro che generare ulteriore confusione, anche se ci sono stati motivi di contratti non rispettati da parte della ditta farmaceutica”, spiega Andreoni.

“È un gravissimo errore- aggiunge l’esperto- perché si va ad aggiungere ad errori di comunicazione per cui il vaccino di AstraZeneca è stato e viene ritenuto un vaccino di serie B. Annunciare che si interrompono gli ordini è un errore tecnico di comunicazione perché la le persone sono già dubbiose a vaccinarsi con il vaccino anglo-svedese e dopo questo non so come si riuscirà a convincerle comunque a vaccinarsi. Tra l’altro questo è avvenuto in una situazione ancora non definita perché non esistono contromisure da prendere”.

“In questo momento non vedo all’orizzonte possibili ripieghi- sottolinea perché Pfizer e Moderna, e probabilmente anche Johnson&Jonhson, non sono in grado di fornire vaccini che ci avrebbe offerto AstraZeneca. Mi sembra ci siano tutti i fattori che non aiutano la campagna vaccinale”.

“Queste comunicazioni- conclude Andreoni- andrebbero accompagnate da altre, come ad esempio la volontà di rinunciare ad AstraZeneca per precisi motivi, non legati alla qualità del vaccino ma semplicemente per mancanza di quello che erano i contratti firmati. Poi bisognerebbe dire che si è pronti a sostituire AstraZeneca con altre dosi degli altri vaccini, indicando che comunque sarà garantita la seconda dose di AstraZeneca a tutti coloro che si sono vaccinati con la prima. Altrimenti si crea solo molta perplessità”.

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